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Ecco chi è Banksy

Per sua stessa ammissione, non ha un profilo Facebook o Twitter e tiene traccia del suo percorso artistico soltanto tramite Instagram.
Attivista politico e anche regista, Banksy predilige la tecnica dello stencil. La dimensione urbana è la cornice in cui si muove l’anonimo writer e i graffiti la sua essenza.
Negli anni, la sua identità è stata associata alle più disparate personalità mondiali. L’ultima, e più fragorosa, è quella che lo vede ‘nel corpo’ del leader dei Massive Attack, Robert del Naja. Nel 2017 il produttore musicale, nonché caro amico di Robert Del Naja, fece una ‘gaffe’ durante un’intervista radiofonica. Nel rispondere ad alcune domande, infatti, Goldie si è lanciato in un’ affermazione che ha fatto gridare allo scoop, ovvero: “Scrivi su una t-shirt ‘Banksy’ in caratteri stondati e siamo a posto. Possiamo venderla. Senza mancare di rispetto a Robert, penso che sia un artista incredibile, ha sconvolto il mondo dell’arte”.
Nel 2008, il Mail on Sunday avanzò l’ipotesi che potesse trattarsi invece di Robin Gunningham, allora studente della Bristol Cathedral Choir School. Molte sono ancora le teorie sull’identità di questo strepitoso artista tra le quali, anche quella che dietro la celebre firma del writer ci sia una donna, o addirittura un collettivo di artisti organizzati per produrre opere con tecnica seriale e in vari luoghi del mondo. In ogni caso, chiunque sia Banksy, con i suoi lavori ha il grande merito di essere riuscito a portare sotto gli occhi di tutto il mondo temi di grande attualità sociale e politica che invitano a riflettere.

Curiosità

Nel 2018, uno delle sue opere più famose, “Bambina con il palloncino”, si è autodistrutta dopo essere stata battuta all’asta da Sotheby’s, a Londra, per 1,2 milioni di euro. Nella cornice del quadro è stato istallato un meccanismo interno di triturazione della carta al telaio. C’è chi è pronto a giurare che Banksy fosse presente in sala, e addirittura che fosse l’acquirente!

Lo street artist si cimenta anche nella galassia del cinema. Ha prodotto un docufilm, “Exit Through the Gift Shop”, che nel 2010 è uscito in Gran Bretagna. Un anno dopo è stato candidato all’Oscar come miglior documentario e nel 2014 gli è valso il premio di Person of the Year ai Webby Awards.

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